DALLA FONDAZIONE AGLI ANNI 20

Gian Domenico Romagnosi nasce da una famiglia nobile l'11 dicembre 1761 a Salsomaggiore. Inizia gli studi presso i Gesuiti a Borgo San Donnino negli anni compresi fra il 1772 e il 1775; si sposta poi al collegio Alberoni di Piacenza dove studia dal 1775 al 1781. Si laurea in Giurisprudenza nel 1786 a Parma. Esercita, come il padre, il notariato a Piacenza, però senza particolare fortuna; si dedica allora alla letteratura e compie le prime prove nella Società letteraria di Piacenza. Nel 1791 pubblica il suo primo libro "GENESI DEL DIRITTO PENALE" che avrà molto successo. Fra il 1791 e il 1793 svolge a Trento le professioni di giurisdicente e di pretore, poi di avvocato fino al 1802.

 

Viene arrestato nel 1799 per abuso nell'esercizio delle sue funzioni di pretore: per questo trascorre quindici mesi a Innsbruck, poi, riconosciuto innocente, viene rimesso in libertà. All'arrivo dei francesi in Italia diventa segretario del governo provvisorio presieduto da Pilati.

Alla fine del 1802 ottiene di insegnare Diritto Pubblico all'Università di Parma. 

In questi anni scrive "L'INTRODUZIONE ALLO STUDIO DEL DIRITTO PUBBLICO UNIVERSALE" 

Nel 1805 si reca a Milano per collaborare al progetto del codice penale e un anno più tardi diventa consultore del Ministro di Giustizia e professore di diritto civile a Pavia.

Gli anni fra il 1812 e il 1814 dirige il Giornale di Giurisprudenza Universale. Nei suoi articoli tratta i più importanti problemi di giurisprudenza teorica e pratica e getta le basi della scienza dell'amministrazione.

Nel 1813 Romagnosi continua l'insegnamento di alta legislazione fino al 1817, quando vengono soppresse le scuole speciali; insegna quindi privatamente. Nel 1821 viene coinvolto nel processo contro i Carbonari con l'accusa di correità nel delitto di alto tradimento per omessa denuncia. Romagnosi è continuamente sospettato e vigilato dagli austriaci per il suo passato liberale e per il suo patriottismo, infatti egli aveva incoraggiato segretamente i tentativi per la restaurazione di un regno italico indipendente. Non si era mai affiliato alla Carboneria.

 

Collabora alla rivista "CONCILIATORE " con Silvio Pellico, con il quale è arrestato per cospirazioni nel 1821. Dopo l'arresto è mandato a Venezia dove scrive "DIFESA" per difendersi dalle accuse. Per difetto di prove legali il 10 dicembre 1821 è assolto e ritorna a Milano dove gli è tolta l'autorizzazione ad insegnare.

 

Gli rifiutano il passaporto così non può sfruttare l'invito del governo Inglese ad insegnare Giurisprudenza teorica nell'università di Corfù. Povero ed infermo per un attacco di emiplegia vive gli ultimi dieci anni di lavoro letterario soccorso da umili e fedeli amici. In quest'ultimo periodo della sua vita si dedica particolarmente agli studi di economia, filosofia teoretica e civile. Infine muore a Milano l'8 giugno 1835.