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Mendel
riferì i suoi studi sul pisello odoroso nel 1865 nell'opera "
Esperimenti sugli ibridi delle piante". Negli anni che seguirono molte
piante ed animali diversi furono studiati in incroci sperimentali. I biologi
tentarono, senza successo, di dare una spiegazione logica ai risultati
ottenuti, e gli allevatori di piante ed animali dell'epoca non sembra si
siano accorti dell'esistenza del lavoro di Mendel che avrebbe potuto
risolvere molti dei loro problemi. I pochi biologi che ne erano a conoscenza
non erano ancora pronti ad ammettere che la matematica fosse in relazione con
gli incroci eseguiti. Fu solo nel 1900 cioè 35 anni dopo che Mendel ebbe
presentato i suoi risultati, e qualche anno dopo la sua morte, che il lavoro
fu "scoperto" da tre biologi. Karl Correns in Germania, Hugo
de Vries in Olanda ed Ereich Tschrmak von Seysenegg in Australia,
si accorsero delle importanti scoperte di Mendel mentre scrivevano un
articolo scientifico per esporre i propri risultati sperimentali. Di
questi il ricercatore più attivo e del quale si sanno più informazioni grazie
ai numerosi esperimenti che fece fu Hugo
de Vries (1848-1935) botanico olandese che
riscoprì le leggi dell'ereditarietà sviluppate dal monaco austriaco Gregor
Mendel, e portò a termine il concetto di mutazione. La moderna scienza della
genetica nacque dunque quando questi tre uomini riconobbero che il lavoro di
Mendel aveva gettato le basi su cui poggiare le ricerche future sull'eredità. Successore
di Mendel e grande scienziato fu Sutton che
teorizzò che i caratteri ereditari si trovano sui cromosomi. Ma gli spunti
per dimostrare la sua tesi provengono in massima parte dallo studio di un
singolo organismo, il moscerino dell'aceto o della frutta; il suo nome
scientifico è Drosophila Melanogaster o "amante della rugiada dal ventre
scuro". La Drosophila è stata studiata per la prima volta nei laboratori
della Columbia University nella città di New York, dover già Walter Sutton
aveva lavorato come giovane laureato. Qui Morgan, biologo e genetista statunitense,
scoprì che i geni sono disposti linearmente sui cromosomi e confermò
sperimentalmente l'attendibilità delle leggi di Mendel, gettando così le basi della moderna
genetica sperimentale. Egli riuscì a dimostrare che cromosomi e geni vengono
trasmessi in modo conforme a quanto previsto nelle leggi di Mendel
effettuando esperimenti sulla
Drosophila. Morgan e i suoi collaboratori realizzarono, inoltre, una serie di
mappe cromosomiche, in cui a ciascun gene veniva assegnata una posizione
precisa su un cromosoma. Per questi studi, nel 1933 gli fu conferito il
premio Nobel per la medicina.
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I moscerini che si trovano in natura hanno occhi color rosso scuro, ma esaminando le sue colture di moscerini, Morgan trovò un moscerino maschio che aveva occhi bianchi invece che rossi. Egli accoppiò questo moscerino con occhi bianchi con una femmina con occhi rossi. La generazione F1 era formata interamente da moscerini dagli occhi rossi. Questo risultato non sorprese Morgan, se si ammette sulla base delle scoperte di Mendel che il gene per gli occhi bianchi sia recessivo rispetto al gene per gli occhi rossi; i moscerini della generazione F1 furono poi incrociati per produrre una generazione F2; fra questi discendenti si ottenne un rapporto di 3/4 di moscerini dagli occhi rossi e 1/4 di moscerini dagli occhi bianchi. Di nuovo, questo coincideva con le previsioni di Morgan; a questo punto però Morgan notò che tutti i moscerini con gli occhi bianchi erano maschi! Questo carattere, a differenza di altri, sembrava essere in qualche modo collegato al sesso dell'individuo. Il carattere occhi bianchi fu quindi definito carattere "legato al sesso". |
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Un lavoro accurato sulle cellule di Drosophila rivelò che c'è una differenza fra i cromosomi dei maschi e quelli delle femmine. In entrambi i sessi tre delle quattro coppie di cromosomi hanno membri simili, ma la quarta coppia è costituita anch'essa da due cromosomi simili nelle femmine, ma da due cromosomi diversi nei maschi. I cromosomi delle prime tre coppie si chiamano autosomi, quelli dell'altra coppia cromosomi sessuali (o eterocromosomi). Queste osservazioni sui cromosomi della Drosophila e la conoscenza della meiosi portano Morgan alla conclusione che i maschi devono produrre due diversi tipi di spermatozoi nei confronti dei cromosomi sessuali metà spermatozoi dovrebbero portare un cromosoma X e l'altra metà un cromosoma Y. Nelle femmine, invece, ogni uovo porta un cromosoma X. I cromosomi intervengono nella determinazione del sesso: i moscerini femmine possiedono sempre due cromosomi X e quelli maschi un cromosoma X e uno Y; il sesso di un moscerino sarebbe quindi dipeso dal tipo di spermatozoo che feconda l'uovo: se da uno spermatozoo portatore di un cromosoma X oppure da uno con cromosoma Y. Metà spermatozoi prodotti nei moscerini maschi mediante meiosi portano un cromosoma X e l'altra metà un cromosoma Y; quando gli spermatozoi si combinano a caso con le uova, ognuna delle quali ha un cromosoma X, si producono maschi e femmine in quantità pressoché uguali. |
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Questo
meccanismo della determinazione del sesso è operante anche nell'uomo. Egli
possiede 23 coppie di cromosomi: 22 coppie di autosomi e una coppia di cromosomi sessuali (nell'uomo il cromosoma Y è molto più
piccolo del cromosoma X). Evidentemente, i cromosomi sessuali non solo
determinano il sesso, ma sono anche portatori di geni per i caratteri
ereditari. L'eredità dei caratteri dipendenti dai geni che sono localizzati sui
cromosomi sessuali dovrebbe essere diversa da quella dei caratteri dipendenti
da geni situati sugli autosomi. In effetti, si poteva spiegare molto
facilmente il caso dell'eredità degli occhi bianchi trovato da Morgan nella
Drosophila, supponendo che il gene per occhi bianchi fosse trasportato sul
cromosoma X, ma che il cromosoma Y invece non contenesse questo gene. Si
dedusse che il cromosoma Y fosse inattivo riguardo all'eredità negli occhi
bianchi. Se questa ipotesi era giusta, un singolo gene, anche se recessivo
purché situato sul cromosoma X poteva essere individuato nel moscerino
maschio, perché non c'erano alleli dominanti corrispondenti sul cromosoma Y
per mascherare il suo effetto (dato che il maschio ha un solo cromosoma X c'è
un solo allele per ogni carattere). Per applicare la teoria cromosomica
dell'eredità a questo nuovo caso d'eredità legata al sesso, schematizziamo le
due generazioni dell'incrocio di Morgan col maschio con occhi bianchi (bY x
BB) e otterremo nella prima filiale tutti moscerini con gli occhi rossi, e
nella seconda filiale un moscerino maschio con gli occhi bianchi. Si può
spiegare l'eredità occhi bianchi nella Drosophila supponendo che il gene sia
localizzato sul cromosoma X e non sul cromosoma Y. Morgan aveva quindi dimostrato
che c'era un rapporto diretto fra un particolare carattere ereditario (in
questo caso gli occhi bianchi) e un particolare cromosoma (in questo caso
quello X). |
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Si manifesta quando nessuno dei due membri di una coppia di
alleli è dominante sull'altro. Nei bovini "short horn", ad esempio,
quando un toro rosso (CR CR) è incrociato con una vacca bianca (CB CB), i
discendenti che costituiscono la F1 pur essendo eterozigoti, (CR CB), non
sono né rossi né bianchi, come avverrebbe se uno dei due alleli fosse
dominante sull'altro, ma roani, una combinazione di rosso e bianco. Se un
toro roano (CR CB) è incrociato ad una vacca roana (CR CB), il vitello ha una
probabilità su quattro di essere bianco (CB CB), due probabilità su quattro
di essere roano (CR CB) e una probabilità su quattro di essere rosso (CR CR).
In un incrocio come questo, in cui non c'è dominanza, si vede un nuovo
rapporto genetico nella generazione F2: 1/4 a 1/2 a 1/4. All'inizio del nostro secolo si
è scoperto che per trasfondere il sangue da una persona ad un'altra occorre
fare delle prove preliminari per accertare che la trasfusione possa avvenire
senza gravi incidenti per il ricevente. Questo fatto ha portato a
classificare il sangue umano in quattro gruppi chiamati A, B, AB e 0
(zero); l'ereditarietà dei gruppi sanguigni si è però rivelata più
complicata di quella di altri caratteri ma si è supposto che i gruppi sanguigni
siano determinati non da due, ma da tre alleli diversi, detti alleli
multipli: A, B e 0. Gli alleli A e B sono codominanti
ossia vengono entrambi espressi nel fenotipo AB; entrambi però dominano su 0. Se una persona ha sangue di gruppo A,
B, AB o 0, dipende dalla presenza di specifici antigeni ossia proteine (A e
B) sulla membrana dei globuli rossi. Così si afferma che se un individuo
possiede l'antigene A appartiene a gruppo A, se possiede l'antigene B
appartiene a gruppo B, mentre quello che non possiede nessun antigene è di
gruppo 0; è interessante ed importante sapere che il gruppo sanguigno di ogni
persona è controllato geneticamente. Una persona può avere due di questi
alleli, ma non più di due. Quando gli alleli A e B si trovano nello stesso
individuo, non c'è dominanza: entrambi gli alleli sono espressi e la persona
appartiene a gruppo AB. D'altre parte, sia A sia B sono
dominanti su 0, quindi solo se entrambi gli alleli A e B sono assenti un
individuo è di gruppo 0; queste relazioni sono riassunte nella tabella
seguente. GENETICA DEI GRUPPI SANGUIGNI A-B-0
Un individuo con gruppo sanguigno AB
o 0 può avere un solo genotipo; le persone di gruppo A e B viceversa, possono
avere uno dei due possibili genotipi; a volte è possibile determinare il loro
genotipo conoscendo i gruppi sanguigni dei loro genitori o dei loro
discendenti. In altri casi, come ad esempio nell'eredità del colore
bianco o nero della pelliccia, nelle cavie
l'osservazione che una cavia è nera non basta per stabilire se essa è
omozigote o eterozigote per l'allele del colore nero del pelo. I
genetisti possono risolvere questo problema con un test-cross. Il "test-cross"
consiste nell'incrociare l'organismo di cui si vuole determinare il
genotipo con un omozigote recessivo per il carattere in esame; ogni
discendente di quest'incrocio riceve un gene recessivo dal genitore omozigote
recessivo, ma, per presentare un fenotipo recessivo, è necessario che abbia
ricevuto l'allele recessivo anche dall'altro genitore. Quindi, per
determinare il genotipo di una cavia nera, la si accoppia con una cavia
bianca (omozigote recessivo), è allora sufficiente che esista tra i
discendenti di quest'incrocio anche una sola cavia bianca per concludere che
la cavia nera era portatrice di un allele recessivo cioè era eterozigote.
Invece per affermare che la cavia nera era omozigote non sempre è sufficiente
non aver trovato nella discendenza del " test-cross" nemmeno una
cavia bianca; è necessario anche che il numero dei discendenti sia abbastanza
grande da poter escludere con ragionevole certezza che l'assenza di cavie
bianche sia casuale (se la cavia nera è eterozigote ci si attende che il 50%
delle cavie figlie siano nere e che il 50 % siano bianche). |
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Dall'inizio del nostro secolo, i
genetisti incominciarono ad accorgersi che l'eredità dei caratteri, nell'uomo
come in altri organismi, non sempre si verifica in modo normale, secondo le
regole fin qui descritte. Ad ogni divisione cellulare ogni molecola di DNA
fabbrica una coppia esatta di se stesso; poiché i nucleotidi si appaiano solo
in dati modi, secondo le basi azotate, è facile immaginare come un gene possa
fabbricare una coppia esatta di se stesso. Questo meccanismo funziona in modo
quasi infallibile e infatti i geni possono riprodursi milioni di volte senza
errori; a volte però si verifica un errore e, per motivi che non sono ancora
del tutto chiari, a volte in una
molecola di DNA viene messo un nucleotide diverso da quello normale oppure
uno in meno o uno in più. Questo
mutamento modifica lievemente la molecola di acido nucleico, che non è più la
copia esatta dell'originale. Anche il messaggio genetico scritto
nell'alfabeto nucleotidico è diverso e il nuovo messaggio genetico può
provocare nella cellula la sintesi di una proteina di tipo diverso. QUESTA MODIFICAZIONE DEL MESSAGGIO GENETICO SI CHIAMA MUTAZIONE . |
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Una mutazione talora produce nella cellula solo effetti
secondari, in realtà l'effetto può causare addirittura la morte della
cellula, mutazione letale, come accade quando essa influisce sulla produzione
di un enzima molto importante. Quasi ogni aspetto della vita dell'organismo può essere
modificata dalle mutazioni genetiche, che possono influire sulla grandezza e
la forma di un individuo, sulla sua struttura interna, sull'efficienza delle
sue attività cellulari, sulla capacità di funzionamento del suo sistema
nervoso e sul suo comportamento. In questo modo le mutazioni dei geni
forniscono un'infinita varietà di nuovi tipi di molecole di DNA; questi nuovi
tipi di geni conferiscono all'organismo strutture, capacità e aspetti del
tutto nuovi; alcune mutazioni rappresentano un miglioramento rispetto ai
caratteri primitivi, ma, nella quasi totalità dei casi determinano la
comparsa di caratteri qualitativamente inferiori a quelli della generazione
precedente. Le mutazioni possono avvenire o per cause naturali
come nel caso del crossing-over o per l'influenza di fattori esterni
(agenti mutageni): il crossing-over avviene appena dopo la
duplicazione del DNA e prima della duplicazione della cellula; nel momento di
tale duplicazione può capitare che i cromosomi si sovrappongano e si scambino
alcuni geni. In questo modo le cellule si trovano ad avere cromosomi
differenti da quelli di prima e cambia l'informazione genetica contenuta in
essi; perché questo avvenga basta solo uno scambio di nucleotidi o che alcuni
di questi prendano posizioni sbagliate. Le cause di gran parte delle mutazioni genetiche sono
sconosciute e i biologi non sanno neppure perché un gene muti proprio in un
determinato momento; per approfondire questi problemi i biologi hanno concentrato
la loro attenzione sulle mutazioni genetiche nelle cellule sessuali. Le
mutazioni di spermatozoi e uova possono essere identificate nelle generazioni
successive, le mutazioni delle cellule somatiche devono invece essere
individuate nella stessa generazione e nello stesso organismo in cui hanno
avuto luogo e questo può presentare notevolissime difficoltà. Attualmente
sono nate tecniche in grado di aumentare artificialmente la frequenza di
mutazioni; il mezzo più diretto consiste nel trattare le cellule sessuali con
vari agenti esterni chiamati agenti mutageni che generano le così dette
mutazioni artificiali, tali fenomeni sono: - la temperatura, se la cellula viene
sottoposta a temperature elevate - le sostanze chimiche, se la cellula
viene a contatto con sostanze nocive - le radiazioni, se al cellula riceve
una gran quantità di radiazioni La radiazione ha una duplice influenza sulla vita; in
primo luogo colpisce le cellule somatiche dell'individuo (le dosi
massicce di radiazioni assorbite da chi si trovava in prossimità di
esplosioni atomiche in Giappone durante l'ultima guerra, ad esempio,
provocarono gravi tipi di malattie "da radiazioni" che colpiscono
la pelle e i rivestimenti degli organismi interni). Ne risentono anche gli
organi in via di sviluppo, come ad esempio gli organi emopoietici, con
conseguente anemia; fra gli effetti a lungo termine bisogna considerare il
cancro, le cataratte agli occhi e un accorciamento della vita. Il secondo
meccanismo attraverso il quale le radiazioni possono influenzare la vita è
rappresentato dalla loro capacità di indurre mutazioni anche nelle cellule
sessuali; dai punti di vista genetico ed evolutivo sono questi gli
effetti più importanti nelle radiazioni perché, attraverso le mutazioni così
indotte, possono venire influenzate tutte le successive generazioni. Le
mutazioni provocate dalle radiazioni nelle molecole di DNA delle cellule
sessuali si trasmettono alla generazione successiva; poiché queste mutazioni
sono di carattere permanente, esse entrano a far parte della variabilità
genetica della specie. In quasi tutte le specie, la maggior parte delle
mutazioni sono recessive; ma sfortunatamente molte di queste sono anche
dannose quando si trovano in entrambi i cromosomi di una coppia; possono
influire sui processi vitali dello sviluppo o della vita degli individui. E'
difficile misurare molti effetti genetici delle radiazioni perché le
mutazioni recessive possono anche non rendersi manifeste per molte
generazioni. |
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