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Il termine clone deriva dal greco "Klone"
(germoglio) e trae origine dalla riproduzione, per talea, di piante
assolutamente uguali. Spesso l’espressione "clonazione" è indicata
come sinonimo di riproduzione asessuale, nel senso che realizza la
possibilità di riprodurre individualità biologica senza alcun riferimento
alla sessualità. Esistono tre tipi di clonazione:
Un caso di clonazione da cellule somatiche è la pecora Dolly,
clonata da cellule prelevate dalla ghiandola mammaria appartenente ad un
animale adulto e specializzata a svolgere una determinata funzione. Il caso
di Dolly ha dimostrato che è possibile far "regredire" questa
cellula allo stadio della totilpotenza, permettendole di generare da sola un
organismo completo. La cellula mammaria è stata fusa con una cellula uovo
non fecondata, privata del nucleo e prelevata da un’altra pecora. Questa
funzione è stata provocata con l’aiuto di virus così il clone ottenuto per
replicarsi ha bisogno di scariche elettriche. In seguito è stato impiantato
nell’utero di una madre adottiva, è nato così un nuovo essere assolutamente
identico alla pecora che ha fornito la cellula mammaria. Per ottenere Dolly, i ricercatori inglesi, hanno dovuto
clonare 227 cellule di cui solo 29 erano in condizioni tali da poter essere
impiantate nell’utero delle madri adottive. La nascita di Dolly presenta però
ancora molti punti oscuri. Si sa che si tratta di una cellula della ghiandola
mammaria, ma quale? Potrebbe essere una cellula del sangue, del sistema
immunitario o di tessuto, ma non possiamo averne la certezza. Inoltre Dolly
potrebbe invecchiare più rapidamente delle sue simili perché i suoi telomeri
sono risultati più corti di come avrebbero dovuto essere in una pecora di
quell'età. In effetti, Dolly, potrebbe avere ereditato telomeri già
accorciati a motivo dell’età della pecora di sei anni dalla qual è stata
clonata. Questa caratteristica dei telomeri è dovuta anche alla lunga
conservazione in laboratorio. |
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Indubbiamente questo processo scientifico pone seri
problemi etici, morali e religiosi le cui valenze imprevedibili. E’ perciò
urgente legiferare sulla materia per evitare che la clonazione si estenda
anche agli umani. Cosa potrebbe succedere? Per esempio, come evitare che una coppia che ha perso un
figlio incidentalmente non richieda alla clonazione di rimpiazzarlo con un
esemplare esattamente uguale? Può sembrare atroce, ma l’amore talvolta può
portare a situazioni estreme: una coppia potrebbe decidere di avere un figlio
esattamente identico ad uno di loro, oppure, nel caso siano presenti malattie
ereditarie nel corredo cromosomico dei genitori, questi potrebbero volere una
gravidanza senza la partecipazione diretta dei gameti a rischio. Un altro esempio di clonazione da questo tipo di cellule
è quello di Cumulina, un topo femmina. Le cellule usate per clonare l’animale
sono state prelevate dall’ovaio di una topina adulta e impiantato l’embrione
del clone nell’utero della madre sostitutiva gli animali che nascono sono
identici a quello che ha fornito la cellula somatica. Un caso di clonazione da cellule embrionali è quello dei
vitelli. Questa tecnica permette di ottenere cloni tutti identici
tra loro ma non alla madre naturale. E’ in pratica una fabbrica di gemelli
identici in laboratorio. La cellula clonata, infatti, deriva dall’unione di
un ovulo e uno spermatozoo che, come avviene anche nel modo naturale di
riproduzione, ha prodotto un rimescolamento del patrimonio genetico della
mucca e del toro. La clonazione di cellule batteriche è una tecnica impiegata
comunemente nei laboratori per svariare finalità. Una di queste è
l’isolamento, la riproduzione in multiple copie e la caratterizzazione di un
gene appartenente al genoma di un altro organismo. Ciò viene effettuato
introducendo una parte del genoma dell’organismo in una cellula batterica. |
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LA CLONAZIONE DELL'UOMO |
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Oggi, è possibile clonare un essere umano? Dopo il successo di Dolly si considera
"clonazione" la riproduzione di un animale adulto. E’ importante
soffermarsi su questo perché ci sono attualmente esperimenti in corso che
usano la stessa tecnica usata con Dolly, che si chiama "Nuclear transfer
technology" (tecnologia del trasferimento del nucleo), per trattare
un’infertilità femminile. In questo caso però, la clonazione è moralmente
accettabile perché non si manipolano cellule di adulto. |
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La tecnologia esiste. E’ appunto la stessa che viene
impiegata oggi in maniera sperimentale per trattare l’infertilità, solo che
al posto di cellule embrionali si dovrebbero usare cellule di un individuo
adulto. La Nucleae transfer Technology consiste nel rimuovere il
nucleo (ovvero il materiale genetico che rende unico un individuo) da una
cellula di un adulto. Il nucleo, contente tutto il corredo genetico
dell’individuo a cui appartiene, avrebbe poi trasferito nella cellula uovo
non fecondata di una donatrice. Questa cellula è privata del suo nucleo ma
conserva il citoplasma, in materiale che permette lo sviluppo della cellula
stessa. |
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Per clonare Dolly ci sono volute oltre 200 cellule uovo
private del nucleo, nelle quali è stato inserito il materiale genetico di una
pecora adulta. Se si applicasse la tecnica sull’uomo, si potrebbe avere un
embrione che non si impianta o che si sviluppa in modo anomalo. Il rischio di errore è troppo alto perché questa
procedura possa essere accettabile. In futuro la percentuale di successo
nella clonazione degli animali migliorerà, ma naturalmente questo richiede
uno sforzo congiunto da parte dei laboratori di tutto il mondo. |
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L'IMPRONTA GENETICA |
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Nel 1984 Alec Jeftreys dell’Università di Leicester ,
mentre studiava il gene della mioglobina, una proteina del muscolo, osservò
una zona molto particolare costituita dalla ripetizione in serie di una
stessa sequenza di poche paia di basi: era come se una stessa parola fosse
scritta sul DNA molte volte di seguito. Questa zona, che non codificava
alcuna proteina, aveva la particolarità di variare in lunghezza da un
individuo all’altro. Proseguendo le ricerche si scoprirono molte altre zone
del DNA costituite da sequenze ripetute e fu dato loro il generico nome di
minisatelliti. I minisatelliti sono come le impronte digitali. E’ impossibile
che due persone in tutto il mondo abbiano le stesse impronte, così ogni
individuo ha i propri minisatelliti che definiscono la sua impronta genetica.
In verità l’impronta genetica riesce ad arrivare ben oltre l’impronta
digitale. I minisatelliti sono presenti nel DNA in doppia copia: una copia
viene ereditata dal padre e l’altra dalla madre. Non solo l’impronta genetica
e unica in quanto il risultato della mescolanza del DNA paterno e materno, ma
è possibile anche, mediante un confronto fra i vari genotipi, stabilire chi
sono i genitori, i fratelli o i nonni. |
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I minisatelliti hanno trovato anche applicazione nelle
analisi di paternità, dove si deve verificare se un uomo è o non è il padre
di un bambino. L’impronta genetica viene utilizzata anche nelle prove
giudiziarie. Da una macchia di sangue o da un frammento di pelle rinvenibili
sul luogo del delitto, è possibile estrarre il DNA e definire con certezza la
sua provenienza, confrontandolo con quello di una persona indiziata o della
stessa vittima. |
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