MALATTIE SESSUALMENTE

TRASMISSIBILI

e metodi contraccettivi

INTRODUZIONE

Nelle seguenti pagine, tratteremo di un problema molto diffuso, specialmente in questi ultimi tempi: LE MALATTIE SESSUALMENTE TRASMISSIBILI.

Oltre all’AIDS, che si è molto diffusa e quindi è oggi giustamente al centro dell’attenzione dell’informazione medica, esistono diverse altre malattie sessualmente trasmissibili, la maggior parte delle quali sono attualmente guaribili. Il principio secondo il quale prima si riconosce una malattia più facile e rapida sarà la sua guarigione vale per molte di queste affezioni.

Le malattie sessualmente trasmissibili sono parecchie: ad esempio la SIFILIDE, un’altra è la GONORREA, la CANDIDA, la CLAMYDIA, l’EPATITE B e C e altre.

La prevenzione in tutti i casi è fondamentale per diminuire i casi di contagio; esistono metodi di tipo fisico, chimico e naturale, che affronteremo nel corso della nostra ricerca.

 

INDICE

        Candidosi
        Clamydia
        Condilomi
        Gonorrea
         Sifilide
        Ossiuri 
        Parassitosi intestinali
        Piattole
        Trichomonas
        AIDS
        Epatite B e C

        Metodi Contraccettivi

 

 

CANDIDOSI

Si tratta di un’ infiammazione della regione vaginale causata da un fungo, Candida Albicans. Questo micete vive normalmente nell’ambiente vaginale, ma, quando l’efficacia del sistema immunitario diminuisce, prolifera notevolmente causando problemi per la salute del soggetto

 

 

CLAMYDIA

Nonostante la Clamydia sia una delle malattie sessuali più diffuse, poche persone ne conoscono l’esistenza. Si tratta di un’infezione dovuta ad un batterio, la Clamydia Trachomatis; i suoi sintomi negli individui di sesso maschile sono: uretrite con possibili perdite, bruciore, pizzicore; mentre negli individui di sesso femminile è spesso asintomatica e può attaccare tutto l’apparato genitale, provocando dolori addominali e salpingite con rischio di sterilità.

 

CONDILOMI

Si tratta di escrescenze della pelle di tipo verrucoso che colpiscono di preferenza le zone genitali, sia nel maschio ( glande, meno frequentemente sotto il prepuzio, corpo del pene e scroto) sia nelle femmine (perineo, vulva, vagina e collo dell’utero). Sono generalmente provocate da virus Hpv ( Human Papilloma Virus). Si trasmettono prevalentemente con l’attività sessuale e sono trasmesse da virus; una loro caratteristica è quella di moltiplicarsi molto rapidamente

 

GONORREA

La Gonorrea è un’infezione dovuta ad un batterio Gram- negativo, la Neisseria Gonorrhoeae. Essa è parecchio diffusa e di manifesta attraverso un bruciore nel pene quando si orina. La Gonorrea si presenta più raramente anche nella regione anale e in bocca. I batteri della Gonorrea possono essere trasmessi mediante i rapporti orali o anali (attivi e passivi) senza preservativo con una persona contagiata. Dopo il contagio il periodo di incubazione dura da uno a cinque giorni

 

 

SIFILIDE

La sifilide è una malattia trasmessa dallo spirochete Treponema pallidum. I principali sintomi di questa malattia sono: nella fase primaria piccole lesioni a forma di nodulo, per lo più indolori, sugli organi genitali e talora in bocca; nella fase secondaria eruzioni cutanee che interessano diverse parti del corpo (cefalea, febbre, malattie del sistema linfatico); nella fase terziaria vengono attaccati organi importanti, cuore, cervello, sistema nervoso (paralisi).

 

OSSIURI

Vermi intestinali. Contagio: ingestione di larve durante rapporti intimi e sessuali. Sintomi: prurito anale (parassitosi frequente nei bambini)

 

PARASSITOSI INTESTINALI

Parassita del tubo digerente. Contagio: attraverso l’acqua, alimenti (specialmente nei climi caldi), rapporti sessuali. Sintomi dolorosi, diarrea.  

PIATTOLE

Le piattole non sono considerate come una malattia. Sono parassiti che si presentano relativamente spesso, di preferenza sui peli del pube, ma anche tra i peli del petto e sotto le ascelle. Le piattole possono essere trasmesse mediante contatti fisici molto stretti con persone colpite. Spesso le uova delle piattole rimangono però anche su letti non troppo puliti. Ad eccezione di un prurito violento provocato dalle bestioline, le piattole sono innocue. Grattarsi è un puro e semplice trattamento sintomatico:  in minuscoli parassiti non scompaiono. Possono invece essere combattuti efficacemente con un’apposita lozione ottenibile in farmacia.  

TRICHOMONAS

E’ un infezione parassitaria e i sintomi e i disturbi che provoca questa malattia sono presenti solo negli individui di sesso femminile e sono: vaginiti e perdite vaginali, ma resta asintomatica nel 50% dei casi.  

AIDS

-HIV

Il virus Hiv appartiene alla famiglia dei Retrovirus, classe Lentivirus e ne sono stati identificati due sierotipi. Il sierotipo 1 è il principale responsabile dell’epidemia a livello mondiale, entro il sierotipo 2 ha una diffusione più circoscritta e limitata all’Africa Occidentale. Il virus misura 90-100nm ed è costituito da un involucro esterno (capside) di natura fosfolipidica e da una parte centrale (core). Il core contiene i componenti: l’acido nucleico ( 2 coppie di RNA a singola elica) e da alcuni enzimi (trascrittasi inversa, integrasi, proteasi) che sono necessari alla replicazione del virus.

-STORIA

Si ritiene che l’infezione nell’uomo abbia avuto origine in Africa Centrale (tra il 1955 e il 1965) da un adattamento di un virus animale che colpisce gli scimpanzé. La trasmissione animale- uomo sarebbe avvenuta per via parentale (contatto di sangue) attraverso la caccia o durante riti tribali. L’infezione è rimasta a lungo confinata nella regione geografica d’origine fino a quando alla fine degli anni 70, si è diffusa mano a mano attraverso individui infetti.

 

-CHE COS’è L’AIDS ?

L’AIDS è una sindrome clinica caratterizzata da un progressivo deterioramento del sistema immunitario causato dal virus HIV. Il virus, una volta penetrato nell’organismo umano, può attaccare numerose cellule, ma predilige quelle che presentano sulla loro superficie il recettore CD4. le principali cellule bersaglio del virus sono i leucociti CD4-positivi (linfociti o macrofagi) che vengono distrutti; il sistema immunitario viene, quindi, progressivamente deteriorato fino ad essere incapace di contrastare l’attacco di alcuni micro-organismi, detti “opportunisti” con conseguente possibile insorgenza di alcune infezioni gravi tipiche della fase sintomatica dell’infezione da HIV.

 

-CHE COSA SIGNIFICA ESSERE “SIEROPOSITIVO” ?

Con il termine “sieropositivo” si intende comunemente una persona che presenta nel sangue gli anticorpi anti-HIV. Durante la fase della latenza clinica si verifica un deterioramento del sistema immunitario: si è ammalati e infettanti senza avere sintomi. La fase pre-AIDS è una fase di transizione, in cui si manifestano condizioni patologiche non gravi e comuni anche alla popolazione generale, ma che nella persona sieropositiva hanno una maggiore frequenza e gravità.

 

-QUALI SONO I SINTOMI DELL'INFEZIONE ACUTA DA HIV?

Dopo 3-6 settimane dal contagio, si ha la fase di infezione primaria che decorre asintomatica nel 25-50% dei soggetti mentre nei restanti si manifesta con quadri clinici aspecifici. E' stato descritto anche un possibile interessamento primario del sistema nervoso centrale con quadri clinici di encefalite o meningite e disturbi neurologici localizzati e generalmente reversibili. Il virus in questa fase si dissemina in tutti gli organi e tessuti. Questa sindrome “acuta”, che generalmente dura poco più di una settimana, può a volte essere accompagnata da un’immunodepressione transitoria simile a quella che contraddistingue le fasi più tardive della malattia ed associarsi ad altre malattie cosiddette opportunistiche. In questa fase il virus è presente nel sangue in grande quantità, ma non è necessariamente già presente l’anticorpo (quindi il test eseguito durante la fase acuta può risultare falsamente negativo).  

-COME SI MANIFESTA L’AIDS?

Per AIDS si intende la fase sintomatica dell'infezione da HIV durante la quale, a seguito di una progressiva immunodepressione causata dal virus stesso, si manifestano infezioni cosiddette opportunistiche o tumori. La velocità di progressione della malattia da uno stadio ad un altro e' influenzata oltre che da fattori virali anche da fattori legati all'ospite quali la presenza di altre infezioni virali (infezione da virus B e C dell'epatite, da citomegalovirus, da virus di Epstein Barr ecc), dall'età del soggetto, dalla tossicodipendenza attiva, dalla terapia antiretrovirale. Con l’avvento della HAART la storia naturale dell’infezione è stata modificata; non è stato definito infatti, a tutt’oggi, quanto tempo possa vivere un paziente in AIDS: esiste un’estrema variabilità individuale e comunque, anche in questo caso, sono molto importanti i fattori virali, le eventuali malattie concomitanti e la disponibilità e l’efficacia delle terapie anti-HIV.  

 

RAPPORTI SESSUALI

-RAPPORTI SESSUALI:

Il contagio avviene per contatto delle secrezioni pre-eiaculatorie, sperma o secrezioni vaginali, con la mucosa vaginale o anale durante rapporti etero /omosessuali non protetti. 

-RAPPORTI ORALI:

I rapporti orali non protetti rappresentano una pratica sessuale a rischio documentato di infezione. Il rischio è maggiore per il soggetto che viene in contatto con i liquidi biologici infettanti.  

 

SANGUE E MATERIALE ORGANICO

-PUNTURE ACCIDENTALI:

Il virus dell' HIV sopravvive poco tempo al di fuori dell'organismo; il rischio di infezione per una puntura accidentale con una siringa è praticamente nullo, mentre, nel caso in cui vi sia la presenza di sangue fresco, il rischio può essere paragonato a quello di una esposizione professionale.  

-CONTATTO CON ALTRI LIQUIDI BIOLOGICI:

I liquidi biologici in grado di trasmettere il virus sono: il sangue, lo sperma, il liquido pre-eiaculatorio (prostatico), le secrezioni vaginali ed il latte materno. Altri liquidi biologici possono contenere il virus in quantità infinitesimali o minime. Non sono in grado di trasmettere il virus: le lacrime, il sudore, la saliva, l'urina, le feci, le secrezioni nasali, il vomito. E' importante sapere che, in alcune situazioni, anche questi liquidi possono contenere tracce di sangue (ad esempio nelle feci in presenza di emorroidi o nel vomito in presenza di ulcere) e per tale ragione è consigliabile utilizzare guanti per maneggiare tali sostanze. Inoltre è utile ricordare che il virus HIV si trasmette anche attraverso microlesioni e quindi non vanno utilizzati in comune rasoi, forbici e altri strumenti che tagliano, pungono o graffiano.  

-SCAMBIO DI SIRINGHE:

Gli aghi non sterili sono considerati possibile fonte di infezione in quanto già utilizzati da persone delle quali non si conosce la situazione sanitaria (non è sufficiente lavare la siringa con acqua o passare un accendino sull'ago per disattivare l'HIV). Il contagio, dunque, è conseguenza non di qualcosa che è ottenuto nelle droghe, ma degli strumenti impiegati per l'assunzione che, trattenendo una piccola quantità di sangue, possono determinare una microtrasfusione infetta. Anche il condividere altri oggetti utilizzati per contenere o preparare la dose di droga (cucchiaino, fiala, filtri, ecc.) può essere a rischio.  

-TRASFUSIONI E TRAPIANTI D'ORGANO:

Potenzialmente è possibile la trasmissione del virus mediante emotrasfusioni e trapianti   d’organo. Ormai, però, in tutti i paesi industrializzati il sangue e i donatori di sangue e organi sono controllati con test per la ricerca di HIV sieropositività e per altre patologie a trasmissione ematica.  

 

MADRE-BAMBINO

-COME SI TRASMETTE IL VIRUS

Il bambino può essere contagiato durante tutta la gravidanza, ma prevalentemente al momento del parto e con l'allattamento al seno. Grazie all’introduzione della terapia antiretrovirale in gravidanza, alla possibilità di effettuare il parto cesareo e all'allattamento artificiale, la percentuale di bambini che contraggono l'infezione dalla madre si è drasticamente ridotta nei paesi industrializzati. Generalmente i bambini nati da madre sieropositiva nascono sieropositivi per il passaggio di anticorpi di derivazione materna attraverso la barriera placentare, tuttavia fortunatamente solo una minoranza è realmente contagiata dal virus e quindi svilupperà anticorpi propri oltre che un progressivo danneggiamento del sistema immunitario, con comparsa di patologie opportunistiche. Per gli altri si assiste ad una negativizzazione per la perdita degli anticorpi ereditati dalla madre. Resta un problema aperto nei paesi del terzo mondo.  

 

-NON SI TRASMETTE

  • nella vita quotidiana (servizi igienici, scuola, mezzi di trasporto, uso di stoviglie, piatti, bicchieri e asciugamani), purchè vengano rispettate le comuni norme igieniche

  • nel contatto cutaneo attraverso la pelle integra, nelle strette di mano, carezze e abbracci

  • nello sport

  • attraverso le punture degli insetti

  • per via aerea (tosse, starnuti, ecc…).

E’ inoltre importante ricordare che il virus HIV è presente nella saliva, insieme ad enzimi che lo inattivano e che nel cavo orale possono esserci piccole quantità di sangue derivanti dal sanguinamento gengivale; tuttavia non è mai stato dimostrato con studi clinici che il solo "bacio profondo" possa essere veicolo di contagio.  

 

 PREVENZIONE

PER ANNULLARE IL RISCHIO

  • astinenza

  • relazione stabile, reciprocamente fedele,con un partner non infettato da HIV

  • siringhe monouso

 

PER RIDURRE IL RISCHIO

  • preservativo

  • rapporti sessuali responsabili (basso numero di partner, conoscenza dello stato HIV +/- proprio e del partner)

  • maternità assistita per ridurre la trasmissione verticale

  • profilassi post esposizione in seguito a contatto accertato con materiale infetto

  DIAGNOSI

-COME

La diagnosi di infezione da HIV nei soggetti giovani-adulti si basa principalmente sulla ricerca degli anticorpi specifici (cioè diretti contro il virus HIV) nel sangue. Esistono, inoltre, test più sofisticati che vengono utilizzati per confermare o per porre la diagnosi in casi particolari (esempio infezione nei nati da madre HIV positiva). In tutti i casi l’analisi, con le varie metodiche, viene effettuata sul sangue (in particolare su siero o plasma) che viene prelevato da una vena del braccio, come in tutte le normali analisi. I test da eseguire in caso di un possibile contagio con il virus HIV dovrebbero essere sempre prescritti e interpretati da un medico specialista per evitare errori.  

 

-DOVE

Il test per la ricerca degli anticorpi anti-HIV viene eseguito presso le strutture del SSN (Sistema Sanitario Nazionale) in modo gratuito e riservato

 

-QUANDO

Gli anticorpi anti-HIV si sviluppano dopo circa 2 mesi dal momento del contagio; nella maggior parte delle persone contagiate gli anticorpi sono rilevabili nel sangue dopo 6 mesi dal contagio. Viene definito “periodo finestra” il tempo durante il quale un soggetto che ha contratto il virus HIV non ha ancora sviluppato gli anticorpi specifici; in questo periodo la persona risulterà negativa al test per gli anticorpi pur essendo stata contagiata dal virus. Una persona contagiata può trasmettere il virus anche durante il periodo finestra.  

 

TERAPIA ANTIRETROVIRALE

-LA TERAPIA

La terapia antiretrovirale ha lo scopo di limitare la moltiplicazione del virus HIV, consentendo la ripresa del sistema immunitario. Con un trattamento efficace, la carica virale nel sangue (“HIV-RNA”) si riduce progressivamente fino a negativizzarsi. Ciò non significa che la terapia consenta di eliminare completamente il virus dall’organismo: HIV rimane comunque cronicamente presente, ma, tenuto sotto controllo dai farmaci, ha scarsa possibilità di riprodursi e di creare danni ad organi e tessuti. Contemporaneamente, le cellule del sistema immunitario (in particolare i linfociti CD4), non più danneggiate dall’azione di HIV, possono riprendere a moltiplicarsi e a svolgere al meglio la propria funzione di difesa dalle infezioni. Tranne che in casi particolari, vengono adottate, per documentata maggiore efficacia, delle terapie d’associazione costituite da 3-4 farmaci anti-HIV attivi su diverse fasi biologiche del virus.

 

-LA SCELTA DEI FARMACI

La scelta dei farmaci da impiegare deve tenere conto di numerosi fattori, fra cui le condizioni cliniche di base del paziente, le possibili interazioni fra i medicinali, i numerosi effetti collaterali, la possibile resistenza del virus ed altro ancora. Proprio per questo è fondamentale che la terapia antiretrovirale sia “costruita” su misura del singolo paziente e venga impostata e controllata nel tempo da medici specializzati

 

-IL FALLIMENTO TERAPEUTICO

Una mancata risposta alla terapia può dipendere da varie situazioni, come la resistenza del virus ai farmaci (riconoscibile attraverso specifici test di laboratorio) o l’incostanza nell’assunzione del trattamento, per insorgenza di effetti collaterali, intolleranza soggettiva o mancanza di motivazione da parte del paziente. Bisogna, a questo proposito, ricordare che esistono numerose opzioni terapeutiche, per cui, nella maggior parte dei casi, risulta possibile sostituire un regime terapeutico inefficaceo mal tollerato con un altro più adatto.  

 

FARMACI ANTIRETROVIRALI

-I FARMACI ANTIRETROVIRALI

In Italia, al momento, ben pochi farmaci antiretrovirali sono reperibili in farmacia dietro presentazione di ricetta medica, mentre parecchi altri sono direttamente dispensati, a spese del servizio sanitario nazionale, presso i vari centri ospedalieri che seguono pazienti HIV-positivi. Inoltre, presso alcuni centri, è possibile in casi selezionati accedere a protocolli di terapia sperimentale con nuove molecole farmacologiche.  

 

EPATITE

-INTRODUZIONE

L’epatite è un’infiammazione del fegato che determina una progressiva distruzione delle sue cellule. Può essere causata da fenomeni di intossicazione (in tal caso si parla di epatite tossica) o dall'infezione da parte di virus (epatite virale) o anche batteri e protozoi.

-EPATITE TOSSICA

Sostanze come quelle presenti nei farmaci, nelle droghe, o in particolari ambienti di lavoro possono determinare un'alterazione della funzionalità del fegato che può condurre a epatite. Il processo può verificarsi in modo rapido oppure molto lentamente, nel caso che quelle sostanze vengano assunte per tempi lunghi e in piccole concentrazioni. La gravità dell'infezione è molto variabile, così come i tempi di guarigione, dato che dipendono dal tipo di sostanza, dalle modalità di assunzione, dalle condizioni fisiche dell'individuo colpito.

 

-EPATITE VIRALE

Si conoscono diversi tipi di epatite virale (A, B, C, D, E) causate da altrettanti ceppi infettivi. L'epatite virale può presentarsi in forma acuta (questa forma è comune a tutti i cinque tipi di epatite) oppure cronica (questa forma si manifesta quando epatiti di tipo B, C e D si protraggono per oltre sei mesi). In genere, dopo la guarigione, gli individui diventano immuni al ceppo virale che ha causato la malattia, ma non ai virus responsabili delle altre forme di epatite.  

 

   

 

-TIPI DI EPATITE VIRALE

L'epatite B, forma più grave dell'epatite A, ha anch'essa distribuzione mondiale. Ogni anno nel mondo l'epatite B causa oltre 250.000 decessi; l'incidenza maggiore è in Africa, nel Sud-Est asiatico, Alaska, Cina e Amazzonia. Si trasmette per via ematica, ossia a causa della trasfusione di sangue infetto, mediante l'utilizzo di strumenti medici, chirurgici, odontoiatrici venuti a contatto con sangue infetto e non adeguatamente sterilizzati, o attraverso contatto sessuale. Infatti il virus, oltre che nel sangue, è presente anche in altri fluidi organici come lo sperma, il secreto vaginale, la saliva e le lacrime. In caso di contatto accidentale con un ago contaminato dal virus, la somministrazione di anticorpi, o gammaglobuline, contro il virus riduce notevolmente le possibilità di contrarre la malattia.Questo tipo di epatite tende a diventare cronico ed è all'origine di molti tumori maligni del fegato. Mentre la capacità infettante nel paziente con forma acuta, pur essendo elevata, si esaurisce rapidamente, il vero serbatoio del virus sono gli individui colpiti dall'epatite B in forma cronica, che si protrae per molti anni. In Italia il numero globale di malati cronici è valutato in oltre due milioni. Nel 1965 Baruch Blumberg, ricercatore statunitense, arrivò a identificare un componente virale chiamato antigene-Australia, che permette di determinare se in un campione di sangue è presente il virus dell'epatite B. Tutte le sacche di sangue destinate alla trasfusione vengono oggi sottoposte di routine alla ricerca dell'antigene-Australia; in questo modo l'incidenza delle epatiti post-trasfusionali si è ridotta notevolmente. L'epatite C, conosciuta anche come epatite non-A non-B, viene trasmessa in primo luogo tramite il sangue o i suoi derivati infetti, siringhe contaminate o, meno comunemente, da fluidi organici attraverso il contatto sessuale. È la causa più comune delle epatiti post-trasfusionali.

   

-SINTOMI E TERAPIA

I virus dell'epatite hanno una particolare affinità per il tessuto epatico, a carico del quale provocano danni che si manifestano con sintomi diversi, il più caratteristico dei quali è l'ittero, cioè l'ingiallimento della cute e del bianco degli occhi, che appare gradualmente e raggiunge la massima intensità dopo due settimane. Un sintomo comune a tutte le forme di epatite, inoltre, è la febbre, in genere seguita da astenia (cioè da uno stato di generale indebolimento e dalla perdita della capacità di reagire agli stimoli), perdita dell'appetito, disturbi digestivi e dolori muscolari. La parte alta dell'addome può in molti casi essere dolente e molle. L'epatite C può essere a sintomatica. In circa il 5% dei pazienti la patologia assume una forma cronica. Il tasso di mortalità per tutti i tipi di epatite è dell'1% circa, ma può aumentare per l'epatite B soprattutto quando è presente anche l'infezione da virus delta.La cura dei vari tipi di epatite in forma acuta richiede il riposo e una dieta particolare, che non affatichi il fegato. Essa può richiedere anche sei mesi.Per il trattamento delle forme croniche è risultato efficace l'interferone alfa-ricombinante, una sostanza antivirale presente in natura e ora commercializzata come farmaco prodotto con tecniche di ingegneria genetica.

   

-PREVENZIONE E IMMUNIZZAZIONE

Per quanto riguarda l'epatite B, la misura preventiva principale consiste nell'attuazione di rigorosi controlli del sangue destinato alle trasfusioni e nella sterilizzazione di tutti gli strumenti che possono essere fonte di contagio o, meglio, nell'impiego di materiali monouso.Per le persone a rischio è disponibile un vaccino efficace che previene l'epatite B. Nonostante il suo uso sia rimasto limitato a causa degli elevati costi di produzione, è consigliato per gli operatori sanitari e per tutte le persone esposte a contatto con sangue potenzialmente infetto. Da alcuni anni, in Italia, è diventata obbligatoria la vaccinazione contro l'epatite B per tutti i bambini.  

 

I METODI CONTRACCETTIVI

Il sistema migliore per il controllo responsabile delle nascite è il ricorso alla prevenzione tramite l’uso dei contraccettivi, ovvero metodi di tipo fisico, chimico o naturale, in grado di impedire la fecondazione. Un buon metodo contraccettivo deve avere cinque qualità: deve essere innocuo, di facile utilizzo, reversibile, efficace e accettato da entrambi i membri della coppia. Lo schema seguente riassume le tipologie dei principali metodi contraccettivi attualmente disponibili.

La pillola estroprogestinica ha un’efficacia del 99%; se assunta correttamente, infatti, impedisce l’ovulazione, mantenendo alta la concentrazione degli ormoni ovarici, assunti oralmente, e realizzando così l’inibizione dell’attività ipofisaria. Deve essere prescritta dal medico poiché in alcuni casi può essere controindicata e in alcune donne è causa di disturbi. Deve essere assunta ogni giorno, possibilmente alla stessa ora per 21 giorni consecutivi e poi sospesa per 7 giorni, periodo durante il quale si verifica una perdita di sangue simile alla mestruazione.

Il preservativo (o profilattico) è un metodo contraccettivo meccanico, la cui efficacia dipende molto dal suo uso corretto (95%). Sono sconsigliati quelli extra sottili perché troppo fragili; non deve essere conservato vicino a fonti di calore, né in tasca, e non deve essere danneggiato da unghie, anelli o alti oggetti affilati. La sua sicurezza può essere aumentata dall’uso di sostanze spermicide che uccidono gli spermatozoi. Non necessita di ricetta medica per l’acquisto. Oltre alla funzione contraccettiva, il preservativo svolge anche un importante funzione protettiva nei confronti delle malattie sessualmente trasmesse.

Il diaframma è un oggetto in gomma naturale, a forma di calotta, la cui misura deve essere scelta in relazione alle caratteristiche anatomiche genitali della donna. Va inserito correttamente, prima di ogni rapporto sessuale, in modo che si adatti bene all’estremità del collo dell’utero, bloccando così il passaggio degli spermatozoi. Si rimuove dopo otto ore dall’ultimo rapporto e, una volta lavato e riposto, può essere riutilizzato, controllandone ogni volta l’integrità. Va associato a creme spermicide e necessita di controlli della misura dopo una gravidanza, dopo un aumento di peso di oltre 5 kg o dopo interventi chirurgici ai genitali. Ha un’efficacia del 95%.

La spirale è un dispositivo intrauterino di plastica o di metallo (rame, argento) da posizionarsi a cura del medico, che ne controlla la posizione (e l’estrazione) mediante due fili di nylon che sporgono dal collo dell’utero, e alterando la mucosa uterina che si trova così in debole stato infiammatorio, il quale impedisce un eventuale annodamento dell’ovulo fecondato. La spirale ha una durata da 3 a 5 anni, ma va periodicamente controllata dal medico, in quanto può causare problemi infiammatori e infettivi.  

-I METODI NATURALI

I metodi  naturali si basano sulla conoscenza delle modificazioni fisiologiche determinate dalle varie fasi del ciclo mestruale nel corpo femminile; in tal modo è possibile identificare i giorni di fertilità ed evitare rapporti sessuali con penetrazione. Sono assolutamente sconsigliati a chi non ha un’ adeguata e precisa conoscenza della propria fisiologia sessuale, poiché le modificazioni che si verificano nel ciclo mestruale possono essere  molto variabili. Anche il coito interrotto può essere considerato un metodo naturale, poiché non si avvale di strumenti artificiali; consiste nell’estrazione del pene dalla vagina immediatamente prima dell’eiaculazione, impedendo così agli spermatozoi di risalire nell’utero. Pur essendo uno tra i metodi più usati, è senz’altro il meno sicuro, poiché anche prima dell’eiaculazione vengono prodotte delle secrezioni spermatiche contenenti spermatozoi, e inoltre l’estrazione del pene non è di facile controllo, a causa dell’abbandono psicologico a sensazioni piacevoli.

 

METODO

CONTROINDICAZIONI

OGINO-KNAUS

Si basa sul calcolo del periodo fecondo che normalmente avviene 14 giorni prima del flusso mestruale. Ci si astiene dall’avere rapporti completi nei tre giorni precedenti e nei due giorni successivi all’ovulazione

 

Possibili irregolarità del ciclo dovute a malattie, particolari condizioni climatiche, stati emotivi ecc.

BILLINGS

È basata sulle modificazioni del muco cervicale uterino, che diventa denso e ostile al passaggio degli spermatozoi nel periodo non fecondato, mentre è fluido e facilmente attraversabile nel periodo ovulatorio

 

Difficoltà nel riconoscere le differenze di consistenza del muco e scarsa praticità

RILEVAZIONE DELLA TEMPERATURA BASALE

Consiste nella misurazione della temperatura interna in condizioni di riposo, al mattino prima di alzarsi dal letto e nella registrazione dei valori su un grafico. Normalmente si verifica un rialzo termico in corrispondenza dell’ovulazione, che si mantiene tale sino alla comparsa del flusso mestruale. Ci si astiene dunque dall’avere rapporti sessuali nel periodo dell’ovulazione

 

Irregolarità del ciclo mestruale e possibili rialzi termici provocati da altre cause